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02/02/2019 10:25
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Autore:
Adolfo Di Bella
Una stella sul nostro cammino
Ricordo di Don Alessandro Pronzato (1932+2018)

Don Alessandro Pronzato, il più noto e celebrato scrittore cattolico dei nostri tempi, si é spento ottantaseienne il 25 settembre dello scorso anno.
Vi sono persone che molto hanno delle stelle: apparentemente possiamo vivere senza guardarle, ma se alzando lo sguardo non le vediamo più l'universo diventa di colpo più buio e solitario.



Conobbi personalmente Don Alessandro Pronzato il 30 giugno 2007, quando volle giungere dalla Svizzera per celebrare una Messa in ricordo di mio padre. Nella chiesa antistante la vecchia casa di famiglia rivedemmo tanti amici e conoscemmo tanti pazienti con i quali ci eravamo scritti. Al termine della funzione don Sandro tenne un discorso meraviglioso e profondo: l'oratore non era certo inferiore allo scrittore.

(Modena, 30 giugno 2007)


Per brevità rimando al seguente link chi fosse interessato a leggere il discorso, che nell'occasione fu registrato e trascritto:


http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=2214


E proprio da quanto disse del Prof. Luigi Di Bella in questa occasione traggo le parole più giuste per ricordarlo; le parole di un inconsapevole auto-epitaffio:

"...credo sia bello che noi diciamo grazie al Signore per averci fatto dono di una creatura come questa, e quindi, pur avvertendo la perdita, il vuoto che ha lasciato, desidero che prevalga il ringraziamento, lo stupore, perché ci sono ancora queste creature in mezzo a noi, che ci hanno lasciato qualcosa che non scompare, hanno lasciato una traccia che diventa incancellabile".

Cinque anni più tardi, dopo le incredibili vicende che accompagnarono la tormentata  e contrastata pubblicazione de "Il Poeta della Scienza", chiesi a don Sandro se potevo inserire il suo discorso quale prefazione della biografia. Non solo mi inviò formale autorizzazione, ma aggiunse nella mail: "cambi quello che crede di cambiare, senza porsi problemi". Naturalmente mi guardai bene dal farlo.

Lo scrittore - autore di 135 libri pubblicati - viveva dal 1986 in Svizzera, a Lugano, residenza che sembrava ideale per conciliarsi con la sua propensione personale alla riservatezza ed alla riflessione.

L'occasione per iniziare a scrivere era capitata nella prima giovinezza, quando una grave malattia polmonare lo aveva costretto al ricovero presso un sanatorio. Fu subito apprezzato e incoraggiato a continuare da Mons. Giuseppe Anfìgrisani e dallo stesso Paolo VI, diventando in seguito lo scrittore preferito di tre successivi pontefici.







Il suo stile non colpisce, a prima lettura, per particolari ricercatezze nel lessico o per raffinati estetismi stilistici, anche se don Sandro era perfettamente in grado di dominare la lingua plasmandola su qualsiasi esigenza espressiva.


A parte il talento innato di esprimersi con estrema facilità ed una rarissima sobrietà, il suo stilema risiedeva nella capacità geniale di concentrare il proprio pensiero in brevi e scultoree frasi in grado di catturare l'attenzione (non distratta o disorientata da lunghi e compiaciuti periodi), aprire un intero panorama, vasti orizzonti ed un inaspettato mondo di comprensione sia a lettori credenti che ai non credenti dotati di genuina spiritualità.


Sono convinto che frasi come quelle sotto riportate quasi casualmente rendano l'idea meglio di tante lunghe spiegazioni.


"Io sono convinto che, nella nostra preghiera, anche se le parole sembrano smarrirsi chissà dove, nei gelidi spazi siderali, in realtà vengono purificate dal vuoto che attraversano, e almeno uno spezzone incandescente ricade a scaldare il nostro cuore aggredito dal freddo e dalla vecchiaia, almeno un frammento luminoso viene a illuminare le nostre notti".


"Noi pecchiamo di rigidità. Teniamo la testa girata da un'unica parte".


"Preoccupati di salvare la faccia (quella faccia spalmata di seriosità e di tetraggine), non si accorgono di perdere l'anima!".

"Il perdono, più che saldare un conto col passato, ne apre uno col futuro".


Lontano quanto mai dalla prolissità di certi verbosi (ed a volte noiosi) scrittori di religione, il suo stile ricorda per più di una caratteristica quello apparentemente semplice di Giovannino Guareschi, che don Sandro ammirava particolarmente: anche per l'acuto senso dell'umorismo e la vis ironica che li univa. Ne é testimonianza, fra l'altro, uno dei suoi libri:
"Il Don Camillo di Guareschi. Un prete come si deve".


Conservo gelosamente due opere che ebbe la gentilezza di inviarmi, una delle quali recante una dedica della quale vado fiero e che conservo come una reliquia: "Al Dott. Adolfo Di Bella nel segno della trasparenza (come quella di papà...). Cordialmente Don Alessandro".


Informato dal compianto Dr. Giancarlo Minuscoli - al quale eravamo entrambi legati da profonda amicizia - dei timori che mi accompagnavano durante la stesura de "Il Poeta della Scienza", letta la bozza dei primi capitoli mi incoraggiò a continuare l'opera, elogiando le pagine lette. Debbo anche a lui l'essere riuscito a portare a termine la biografia senza farmi intimorire e frenare da un compito che a volte mi sembrava al di sopra delle mie forze.


Le nostre rare telefonate apparentemente assomigliavano quasi ad un monologo: lui chiedeva, ascoltava con attenzione e partecipazione, ma poco o nulla diceva di sé, ed ero io prevalentemente a parlare. Ma non appena concludevo i miei discorsi si riudiva la sua voce, pacata e fioca, a dimostrare con quanta attenzione, acutezza e profondità avesse colto pensieri e stati d'animo.


La giovinezza ci ha abbandonati ormai da tempo, così come ci hanno lasciati tante persone care e tanti amici, scesi alle varie stazioni che costellano la linea della vita. Subito dopo averli salutati, ritti sulla panchina, il treno dell'esistenza é ripartito sferragliando, sordo alle nostre proteste, insensibile alle lacrime che scendevano man mano che vedevamo i nostri amati rimpicciolire gelati in un ultimo gesto di addio, ed infine sparire. Sì, é vero, abbiamo dentro di noi le loro voci, i loro insegnamenti, il loro esempio, ma il nostro povero contenitore umano é troppo umano per riuscire a superarne l'apparente assenza.

Sarà forse un'immagine abusata e troppo sentimentale, ma mi vien naturale pensare a don Sandro che, mentre io scrivo e voi leggete, parla con un'altra Grande Stella, alla quale ha coraggiosamente dedicato un capitolo del suo "Stelle sul mio cammino": un coraggio che ad altri é mancato, visto che nella presentazione editoriale del libro sono citate tutte le altre stelle, tranne questa....

http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1635

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