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12/12/2018 17:30
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Autore:
Adolfo Di Bella
Pensieri Natalizi

I veterani del Dibellainsieme ricordano che ogni anno compare qualche riga in occasione del Natale. Hanno letto e, speriamo, condiviso alcune considerazioni fatte: "l'americanizzazione" - purtroppo - anche del Natale, destinato così a diventare e banale e stucchevole; l'intollerabile volemose tanto ben solo per due dei 365 giorni dell'anno; l'evidente anima consumistica incarnata da faraonici paramenti e luminarie non di rado pacchiane.

Queste mode criticabili offuscano la misteriosa poesia e magia del Natale, che sta a noi difendere da ogni bruttura e ipocrisia, a cominciare da certe auto-censure dei simboli della nostra religione da parte di soggetti che è agiografico definire persone.

L'invito a chi ci legge è sempre lo stesso. Più Presepe: esposto, ostentato, imposto se il caso - Meno babbo natale - Meno luminarie - Più famiglia.
E soprattutto, messa da parte la diffusa aria di passeggera e saccarinosa bonarietà, farsi un coraggioso e profondo esame di coscienza.
Certi Natali contemporanei mi richiamano (nessuno sobbalzi per il confronto) il giorno della commemorazione dei Defunti: cimiteri intasati, fiori dovunque, espressioni contrite, spugnette e stracci per la pulizia delle lapidi. Poi, "fatto il proprio dovere", molti si dimenticano dei propri defunti per il resto dell'anno, i fiori seccano, l'acqua dei vasi s'imputridisce, marmi e pietre s'impolverano nuovamente, ed il povero ragnetto espropriato con l'occasione torna a tessere la sua ragnatela.
Al massimo c'è ogni tanto qualche fugace rievocazione a ciglio asciutto a base di "povero papà", "povera mamma", magari in crudo contrasto coi comportamenti tenuti verso mamma e papà vivi: che pure tutto avevano dato, ogni sacrificio affrontato per venire poi ripagati con sbuffamenti e insofferenze per i degradi dell'età; o addirittura (escludiamo doverosamente e rispettosamente i veri casi di forza maggiore) vedersi avviati, come rifiuti speciali, alla discarica delle varie "Casa Fiorita", "Opera Pia...", "Casa di riposo San Vercingetorige", "Casa Protetta delle gardenie".....

Replicherei ai "povero papà" e "povera mamma" spifferati da questi netturbini di genitori con un ben più sentito: "povero sarai tu: animale!". 

Quanti sono i diseredati di sentimenti, i drogati dalla pubblicità del vivere attuale? Tanti, ma forse in progressiva diminuzione. I registi del disfacimento della serenità e della poesia, gli strozzini oggi mascherati da apostoli, hanno esagerato. In tutto. Le esagerazioni provocano reazioni e le reazioni risvegliano sentimenti primordiali e naturali. L'obbligata convivenza di figli non più giovanissimi con i genitori e con i nonni - conseguenza inevitabile della selvaggia e prepotente delegalizzazione dei rapporti di lavoro - sta producendo il miracolo di rinsaldare le famiglie, bersagliate da oltre mezzo secolo di rabbiosa offensiva senza quartiere. E allora nelle candeline che accendiamo per Natale ondeggi anche la fiammella della speranza.

Chi appartiene alla generazione di chi vi scrive non ha bisogno di consigli e inviti: se non sa di già quello che potrei dire è inutile che io cerchi di comunicarglielo.
Alle sfortunate generazioni seguìte - sfortunate perché, almeno, la mia ha fatto in tempo a incrociare le ultime truppe in ritirata dell'esercito della civiltà - consiglierei invece di riflettere, confrontarsi interiormente, confessarsi con quel confessore interno che si chiama coscienza.

Respingete chi vi s'avvicina suadente e sorridente; respingete la pubblicità, che non riguarda solo merci e articoli da acquistare, ma è intessuta di messaggi subliminali insidiosi e diabolici; non considerate il nuovo come un progresso, perché nel novanta per cento dei casi non è progresso e non é nuovo (l'ignoranza, la paraplegia di mente e spirito, Sodoma e Gomorra sono cose vecchie come il cucco); diffidate degli aliti di solidarietà che vi piovono addosso a ritmo continuo e con lo stesso stile della pubblicità: odoratelo meglio, quest'alito, e sentirete come puzza di fogna; non fate soprattutto l'errore fatale di ritenere di avere maggiore libertà: quella che vi hanno dato é licenza, non libertà. Pensateci bene: le cose che certi signori vi fanno credere siano segni di libertà, offendono sempre la libertà vostra e degli altri. Sembrano usci aperti, ma sono prigioni: perché vi danno droga e vi tolgono pane.

Provate ad esercitarla, questa "libertà", a deviare dalle linee-guida del "politicamente corretto" (??!!) e imboccare la via che sentite giusta: sarete isolati, segnati a dito, etichettati, epitetati, disprezzati.

Se avete la fortuna di avere ancora i vostri genitori, stringetevi a loro, siate loro vicini: sempre. Fatelo per voi, prima ancora che per loro. Un giorno rimpiangerete anche il singolo silenzio, la singola cosa non detta, un'assenza che potevate evitare.
Ricordatevi che i "poi", i "domani", gli "ò" accentati del tempo futuro (farò, dirò, andrò...) vi gireranno nell'anima come mosconi in una stanza. Ci vuol così poco a dire un bel "ti voglio bene" franco e senza smancerie o dare un abbraccio! Soprattutto mettetevi nell'animo loro. Vivono per un vostro gesto ed una vostra attenzione. Sono dignitosi mendicanti di affetto e di aiuto che non stendono mai la mano, pur consapevoli che avranno sempre più bisogno dell'uno e dell'altro. Senza nemmeno rendervene conto, dedicando loro pochi secondi per un'attenzione ed un sorriso potete illuminare una giornata intera. Se non lo farete, a dire la verità, non la abbuierete,  perché mamma e papà sono sempre pronti - loro! - a dirsi "aveva da fare, poverino/a; ma sì, è giovane, si deve distrarre; gli sarà sfuggito, non ci avrà pensato...! L'importante è che lui/lei sia felice".
L'annullamento o il ridimensionamento di se stessi è una delle due ali dell'amore; l'altra è il dare senza limiti.

Non mi permetterei mai di atteggiarmi a predicatore neanche se avessi l'aureola di un santo. Queste righe si propongono unicamente di evitare a giovani od ai più giovani - per quanto possibile - il dolore ed il rimpianto di non aver fatto. Anch'io ho rimproveri da farmi, perché, come figli, facciamo sempre meno di quel che viene fatto per noi: quel che si è fatto dà un poco di pace, quello che non si è fatto tanto tormento.
E' il "mai più", è l'irrimediabile a non dare requie: quando si è uomini e non automi di carne.

Se, come chi scrive, la sera della Vigilia potrete solo immaginare i vostri cari seduti accanto a voi, quanto state finendo di leggere vi darà forse un soffio di conforto sapendo che la vostra pena non è solo vostra.
Ma se avete mamma e papà, in gamba o meno in gamba, arzilli o vecchi che siano, gettate dalla finestra i malumori, slargate le braccia, correte verso di loro facendovi invadere dal loro amore e dalla magia della cometa d'argento sul Presepe: vi sentirete deliziosamente rimpicciolire, rosei corpicini sotto un tremore di stelle, crogiolati dal calore del bue e dell'asinello e coccolati da un San Giuseppe e una Madonnina che per magia assumeranno le sembianze del papà e della mamma di tutti.

Buon Natale



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