per specifiche informazioni di carattere medico o scientifico, potete visitare il sito ufficiale www.metododibella.org

31/08/2014 16:59
2 commenti postati

Autore:
Adolfo Di Bella
Farmaci e finanza.
Un illuminante articolo di Giancarlo Bergamini

La presente discussione è costituita da un articolo scritto da Giancarlo Bergamini, esperto in materia economica e finanziaria, che ho avuto la fortuna di conoscere quasi quarant'anni fa.
A parte i vecchi rapporti di amicizia e di stima che ci legano, si tratta di uno dei numerosi articoli che l'autore ha scritto sul poco esaltante panorama dell'economia e del mondo finanziario contemporaneo. Il fatto che l'argomento lo renda particolarmente utile alla comprensione di tematiche che spesso richiamiamo, mi ha portato a chiedergli il permesso di pubblicarlo sul DiBellaInsieme.

Spero che in futuro sia possibile pubblicare altri suoi scritti che, seppure non specificamente dedicati ai forti legami tra mondo sanitario e mondo finanziario, daranno sicuramente un contributo importante per comprendere tanti perchè, senza la conoscenza dei quali sarebbe illusorio risalire alle ragioni profonde di determinati eventi.

ADB





Ultimamente, le informazioni sulle case farmaceutiche che ci vengono proposte dai media   figurano prevalentemente nella cronaca finanziaria. Non passa giorno senza che non ci sia notizia dell'acquisto di una società da parte di un'altra, a suon di decine di miliardi di dollari.

 

A prima vista, potremmo considerarla un'ulteriore conferma di quella cosiddetta finanziarizzazione dell'economia che molti commentatori citano fra le cause della crisi in cui ci dibattiamo da anni.

Oppure no, in fondo la produzione dei farmaci presenta delle specificità che ne fanno un caso a parte. Da una parte essa si occupa di un bene, la salute, al quale tutti siamo comprensibilmente sensibili e di conseguenza si confronta con aspettative elevate in fatto di standard etici e responsabilità sociale. Dall'altra, si tratta di un settore ad alto contenuto di innovazione e quindi di ricerca.


Dunque, la spiegazione più benevola dell'intensa attività finanziaria dell'industria farmaceutica sarebbe data dall'esigenza di dotarsi di una grande "potenza di fuoco" per alimentare la costosa ricerca di nuovi rimedi in grado di rispondere al bisogno di salute della popolazione. Non a caso, lo slogan caro all'industria è  "grandi dimensioni = grande ricerca".

Sarebbe presuntuoso cercare di fare chiarezza su questo tema spinoso senza partire da   "La Verità sulle Case Farmaceutiche", il libro in cui Marcia Angell, per vent'anni direttrice del New England Journal of Medicine (fra le top ten riviste scientifiche internazionali), metteva in luce il comportamento di Big Pharma. Nei dieci anni trascorsi dall'uscita di quel libro le cose non sono sostanzialmente cambiate.


Nonostante la recente euforia per le biotecnologie, negli ultimi anni di medicinali veramente rivoluzionari ne sono stati commercializzati pochi, e le maggiori case farmaceutiche contano ancora molto su di un portafoglio di prodotti ormai maturi i cui brevetti scadranno nei prossimi anni. E' prevalsa invece la tendenza ad investire in farmaci cosiddetti "me-too" (anch'io), i quali sfruttano i medesimi meccanismi d'azione che sono alla base di prodotti già commercializzati con successo. Quest'ultimo orientamento presenta chiaramente un più favorevole bilancio rischi/benefici. 


Gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), per quanto globalmente più elevati, non hanno tenuto il passo con le dimensioni dei principali gruppi industriali. Beninteso,  stiamo pur sempre parlando  di miliardi di dollari, euro, sterline o franchi svizzeri, cioè di cifre enormi che, per avere un'idea più precisa di quali siano le proporzioni, debbono essere confrontate con le altre poste di bilancio.

Per cominciare, notiamo dai bilanci che gli esborsi per R&S sono di regola sensibilmente inferiori ai profitti, e questo probabilmente non è motivo di meraviglia. Quello che forse non ci saremmo aspettati è che le spese di ricerca vengono nettamente superate da quelle che classificheremo per comodità nella categoria  "marketing". Un paio di esempi:  nel 2013 la svizzera Novartis ha speso 9852 mln Dollari in R&S e 14549 mln in "Marketing & Sales": l'americana Pfizer 6678 mln in R&S e 14355 mln in "Selling General & Administrative".


A coloro che stigmatizzano il malcostume di Big Pharma non sfugge il lato oscuro di quelle che ho definito spese di marketing, e che sui bilanci vengono spesso denominate in maniera piuttosto reticente. E' facile presumere che dietro questi enormi esborsi ci possa stare di tutto, dall'attività di lobbying lecita e trasparente a pratiche meno confessabili di "convincimento" esercitate su politici, medici prescrittori, giornalisti e così via corrompendo. In fondo, basta sfogliare le cronache giudiziarie dei giornali di tutto il mondo per valutare la fondatezza di tali sospetti. Né deve sfuggire che in tale categoria di spese figurano quelle legali, la cui importanza non sarà mai abbastanza enfatizzata, visto il ruolo cruciale che la tutela della proprietà intellettuale ricopre nel settore farmaceutico. La scadenza di un brevetto è sempre motivo di controversia, e gli avvocati delle maggiori compagnie sono noti per la loro inventiva e aggressività nel trovare sempre nuovi stratagemmi per prolungarne la vita e sbarrare la strada ai produttori dei generici. La domanda da porsi potrebbe essere: per una grossa società farmaceutica rende di più avere a libro paga un ricercatore o un politico/giornalista/avvocato ?


Ancora meno nota al grande pubblico è l'intensa attività di riacquisto di azioni proprie che parecchie  società quotate svolgono al fine di sostenere il valore di mercato e il rendimento delle proprie azioni in circolazione (la stessa Pfizer nel 2013 ne ha ricomprate per oltre 16 mld. di dollari). In altre parole, molte grosse società farmaceutiche inseguono freneticamente dimensioni sempre maggiori, salvo poi ritrovarsi con una quantità talmente ingente di risorse a disposizione che la cosa più conveniente da fare è restituirle agli azionisti.

Inutile aggiungere che la convenienza è tutta degli investitori e dei dirigenti che vengono retribuiti in ragione della performance del titolo azionario.


A questo punto, dopo tanta finanza, viene da chiedersi, di nuovo, quale  spazio rimanga per la ricerca. Come abbiamo visto all'inizio, in parte si tratta di una partita di giro, nel senso che il pesce grosso mangia quello piccolo, che a sua volta ha in pancia i prodotti che incorporano la ricerca. In altre parole, nel caso di acquisizioni di altre aziende, anziché impegnarsi in prima persona nella ricerca e nello sviluppo di nuove sostanze, Big Pharma compra aziende più piccole e si trova pret-à-porter  farmaci che scontano una ricerca pregressa. Anche questa è solo una parte della verità, perchè il calcolo puramente finanziario è sempre in agguato. In casi recenti, come l'acquisto da parte dell'americana AbbVie dell'irlandese Shire (valore 40 miliardi di euro) o il tentativo per ora fallito di Pfizer di comprare la britannica Astra Zeneca (69 mld di sterline, ma l'offerta è stata giudicata inadeguata), gli analisti finanziari hanno individuato come motivo principale dell'operazione la cosiddetta "fiscal inversion", cioè l'intenzione dell'acquirente di trasferire il domicilio fiscale nella giurisdizione (ovviamente più favorevole) dell'unità acquisita. 


Per tornare al tema, questa tendenza da parte dei pesci grossi a comprare ditte più piccole e  autenticamente innovative non è priva di ricadute  per la strategia di ricerca delle stesse aziende maggiori. Queste ultime stanno infatti sempre più decentrando parte del lavoro di R&S in direzione di una moltitudine di laboratori esterni, spin-off, piccole aziende bio-tech. Si tratta tipicamente della  fase iniziale ("scoperta della molecola"), quella più creativa, della ricerca, che si avvantaggerebbe dell'ambiente informale di unità più agili ed autonome, e che viceversa si troverebbe sacrificata nelle strutture più gerarchiche e burocratiche dei grandi laboratori. Secondo uno schema puntualmente congegnato dalle maggiori società di consulenza (AT Kearney ha messo a punto un business model esemplare), le aziende committenti prenderebbero in consegna dalle unità "appaltatrici" i progetti più promettenti e, facendo leva sui propri mezzi illimitati,  li accompagnerebbero negli stadi successivi fino al mercato. Questa segmentazione di R&S in due fasi, la prima devoluta all'esterno la seconda realizzata internamente, è ormai prassi generalizzata presso i grandi gruppi, per quanto alcuni siano più avanti di altri nell'implementazione.  

Alla luce di quanto precede, sorge spontanea una domanda (condivisa da molti insider del settore) : quanto giovano al progresso scientifico le sempre maggiori dimensioni delle case farmaceutiche se poi la parte più significativa del percorso di ricerca viene devoluta a piccole realtà aziendali ?


Ma finora abbiamo lasciato fuori dal quadro il principale agente della ricerca scientifica, lo stato. Ecco che cosa scriveva nel 2004 Marcia Angell (traduzione mia): "Contrariamente a quanto comunemente si crede, solo una manciata di farmaci veramente importanti sono stati portati sul mercato negli ultimi anni, e in buona parte si basavano su ricerche finanziate dal contribuente presso istituzioni accademiche, piccole aziende biotecnologiche o i National Institutes of Health

La situazione è tutt'altro che confinata agli Usa, che pure sono il Paese della libera impresa; né si è modificata negli ultimi dieci anni, se anche una rivista come l'Economist, vero baluardo del liberismo economico, l'anno scorso esprimeva grave preoccupazione per i tagli dell'amministrazione Obama al bilancio (pubblico) della ricerca. Nel suo recente libro "Lo Stato Innovatore" Mariana Mazzucato documenta  esaurientemente la funzione cruciale degli stati nel promuovere e finanziare la ricerca e l'innovazione. Raggruppando  il settore farmaceutico/biotecnologico  insieme alle altre industrie hi-tech come l'informatica e l'aerospaziale, il volume utilizza una metodologia che aiuta a dare una valutazione più realistica dell'industria farmaceutica. Forse anche noi dovremmo abituarci a considerarla alla stregua degli altri comparti scientificamente e tecnologicamente avanzati dell'economia che, se da un lato sono in grado di esprimere contenuti fortemente innovativi solo grazie all'intervento decisivo del settore pubblico, dall'altro si uniformano a criteri di gestione aziendale orientati all'esclusiva ricerca del profitto in ossequio alla sovranità dei mercati (che nelle attuali condizioni vuol dire principalmente mercati finanziari).
 
Per concludere, se è vero che non è riscontrabile  nei dirigenti di big pharma alcun intento particolarmente malvagio, non è certamente da loro che ci si può aspettare un cambio di paradigma a favore del bene comune. Spetta agli stati operare in modo che gli interessi dei mercati non prevalgano sulle legittime esigenze dei malati. Ma questo è un discorso politico che va al di là dei limitati intenti del presente elaborato.
 
Giancarlo Bergamini



Bibliografia:


http://www.techandinnovationdaily.com/2013/07/18/big-pharma-buyout-targets/

http://www.nybooks.com/articles/archives/2004/jul/15/the-truth-about-the-drug-companies/


http://www.atkearney.com/innovation/ideas-insights/featured-article/-/asset_publisher/BqWAk3NLsZIU/content/unleashing-pharma-from-the-r-d-value-chain/10192


http://www.pwc.com/gx/en/pharma-life-sciences/pharma-2020/pharma2020-virtual-rd-which-path-will-you-take.jhtml


http://www.theguardian.com/business/2014/may/19/pfizer-pulls-out-battle-pharmaceutical-takeover-astrazeneca


http://theconversation.com/cancer-patients-could-be-the-big-losers-from-pfizer-merger-with-astrazeneca-26029?utm_medium=email&utm_campaign=
Latest+from+The+Conversation+for+29+April+
2014&utm_content=Latest+from+The+Conversation
+for
+29+April+2014+CID_b8895c3e48937d7871c839b96c908b4a&utm
_source=campaign_monitor_uk&utm_term=Cancer%20patients%20could%20be%20the%20big%20losers%20from%20Pfizer%20merger%20with%20AstraZeneca


http://www.reuters.com/article/2014/05/14/us-astrazeneca-pfizer-jj-idUSBREA4D09T20140514


http://finance.yahoo.com/q/is?s=PFE+Income+Statement&annual


http://www.businessweek.com/news/2014-01-28/pfizer-beats-earnings-estimates-on-lower-costs-as-sales-decrease


http://beta.fool.com/mthiessen/2013/06/11/looking-to-return-capital-to-shareholders-via-debt/36782/?source=eogyholnk0000001


http://www.fiercepharma.com/special-reports/top-15-pharma-rd-budgets


http://www.irishtimes.com/business/sectors/health-pharma/abbvie-tax-inversion-and-ireland-s-lop-sided-pharma-sector-1.1871320


http://wire.kapitall.com/investment-idea/shortage-big-pharma-rd-creates-demand-small-biotech-stocks/


http://www.bloomberg.com/news/2014-08-25/roche-to-expand-respiratory-role-with-intermune-puchase.html



http://www.economist.com/news/science-and-technology/21572735-cutting-american-health-research-will-harm-world-bad-medicine


2 commenti postati | | Vedi tutti i commenti | Per inserire commenti,
registrati


I commenti sono stati nascosti