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31/08/2014 16:59
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Autore:
Adolfo Di Bella
Farmaci e finanza.
Un illuminante articolo di Giancarlo Bergamini

La presente discussione è costituita da un articolo scritto da Giancarlo Bergamini, esperto in materia economica e finanziaria, che ho avuto la fortuna di conoscere quasi quarant'anni fa.
A parte i vecchi rapporti di amicizia e di stima che ci legano, si tratta di uno dei numerosi articoli che l'autore ha scritto sul poco esaltante panorama dell'economia e del mondo finanziario contemporaneo. Il fatto che l'argomento lo renda particolarmente utile alla comprensione di tematiche che spesso richiamiamo, mi ha portato a chiedergli il permesso di pubblicarlo sul DiBellaInsieme.

Spero che in futuro sia possibile pubblicare altri suoi scritti che, seppure non specificamente dedicati ai forti legami tra mondo sanitario e mondo finanziario, daranno sicuramente un contributo importante per comprendere tanti perchè, senza la conoscenza dei quali sarebbe illusorio risalire alle ragioni profonde di determinati eventi.

ADB





Ultimamente, le informazioni sulle case farmaceutiche che ci vengono proposte dai media   figurano prevalentemente nella cronaca finanziaria. Non passa giorno senza che non ci sia notizia dell'acquisto di una società da parte di un'altra, a suon di decine di miliardi di dollari.

 

A prima vista, potremmo considerarla un'ulteriore conferma di quella cosiddetta finanziarizzazione dell'economia che molti commentatori citano fra le cause della crisi in cui ci dibattiamo da anni.

Oppure no, in fondo la produzione dei farmaci presenta delle specificità che ne fanno un caso a parte. Da una parte essa si occupa di un bene, la salute, al quale tutti siamo comprensibilmente sensibili e di conseguenza si confronta con aspettative elevate in fatto di standard etici e responsabilità sociale. Dall'altra, si tratta di un settore ad alto contenuto di innovazione e quindi di ricerca.


Dunque, la spiegazione più benevola dell'intensa attività finanziaria dell'industria farmaceutica sarebbe data dall'esigenza di dotarsi di una grande "potenza di fuoco" per alimentare la costosa ricerca di nuovi rimedi in grado di rispondere al bisogno di salute della popolazione. Non a caso, lo slogan caro all'industria è  "grandi dimensioni = grande ricerca".

Sarebbe presuntuoso cercare di fare chiarezza su questo tema spinoso senza partire da   "La Verità sulle Case Farmaceutiche", il libro in cui Marcia Angell, per vent'anni direttrice del New England Journal of Medicine (fra le top ten riviste scientifiche internazionali), metteva in luce il comportamento di Big Pharma. Nei dieci anni trascorsi dall'uscita di quel libro le cose non sono sostanzialmente cambiate.


Nonostante la recente euforia per le biotecnologie, negli ultimi anni di medicinali veramente rivoluzionari ne sono stati commercializzati pochi, e le maggiori case farmaceutiche contano ancora molto su di un portafoglio di prodotti ormai maturi i cui brevetti scadranno nei prossimi anni. E' prevalsa invece la tendenza ad investire in farmaci cosiddetti "me-too" (anch'io), i quali sfruttano i medesimi meccanismi d'azione che sono alla base di prodotti già commercializzati con successo. Quest'ultimo orientamento presenta chiaramente un più favorevole bilancio rischi/benefici. 


Gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), per quanto globalmente più elevati, non hanno tenuto il passo con le dimensioni dei principali gruppi industriali. Beninteso,  stiamo pur sempre parlando  di miliardi di dollari, euro, sterline o franchi svizzeri, cioè di cifre enormi che, per avere un'idea più precisa di quali siano le proporzioni, debbono essere confrontate con le altre poste di bilancio.

Per cominciare, notiamo dai bilanci che gli esborsi per R&S sono di regola sensibilmente inferiori ai profitti, e questo probabilmente non è motivo di meraviglia. Quello che forse non ci saremmo aspettati è che le spese di ricerca vengono nettamente superate da quelle che classificheremo per comodità nella categoria  "marketing". Un paio di esempi:  nel 2013 la svizzera Novartis ha speso 9852 mln Dollari in R&S e 14549 mln in "Marketing & Sales": l'americana Pfizer 6678 mln in R&S e 14355 mln in "Selling General & Administrative".


A coloro che stigmatizzano il malcostume di Big Pharma non sfugge il lato oscuro di quelle che ho definito spese di marketing, e che sui bilanci vengono spesso denominate in maniera piuttosto reticente. E' facile presumere che dietro questi enormi esborsi ci possa stare di tutto, dall'attività di lobbying lecita e trasparente a pratiche meno confessabili di "convincimento" esercitate su politici, medici prescrittori, giornalisti e così via corrompendo. In fondo, basta sfogliare le cronache giudiziarie dei giornali di tutto il mondo per valutare la fondatezza di tali sospetti. Né deve sfuggire che in tale categoria di spese figurano quelle legali, la cui importanza non sarà mai abbastanza enfatizzata, visto il ruolo cruciale che la tutela della proprietà intellettuale ricopre nel settore farmaceutico. La scadenza di un brevetto è sempre motivo di controversia, e gli avvocati delle maggiori compagnie sono noti per la loro inventiva e aggressività nel trovare sempre nuovi stratagemmi per prolungarne la vita e sbarrare la strada ai produttori dei generici. La domanda da porsi potrebbe essere: per una grossa società farmaceutica rende di più avere a libro paga un ricercatore o un politico/giornalista/avvocato ?


Ancora meno nota al grande pubblico è l'intensa attività di riacquisto di azioni proprie che parecchie  società quotate svolgono al fine di sostenere il valore di mercato e il rendimento delle proprie azioni in circolazione (la stessa Pfizer nel 2013 ne ha ricomprate per oltre 16 mld. di dollari). In altre parole, molte grosse società farmaceutiche inseguono freneticamente dimensioni sempre maggiori, salvo poi ritrovarsi con una quantità talmente ingente di risorse a disposizione che la cosa più conveniente da fare è restituirle agli azionisti.

Inutile aggiungere che la convenienza è tutta degli investitori e dei dirigenti che vengono retribuiti in ragione della performance del titolo azionario.


A questo punto, dopo tanta finanza, viene da chiedersi, di nuovo, quale  spazio rimanga per la ricerca. Come abbiamo visto all'inizio, in parte si tratta di una partita di giro, nel senso che il pesce grosso mangia quello piccolo, che a sua volta ha in pancia i prodotti che incorporano la ricerca. In altre parole, nel caso di acquisizioni di altre aziende, anziché impegnarsi in prima persona nella ricerca e nello sviluppo di nuove sostanze, Big Pharma compra aziende più piccole e si trova pret-à-porter  farmaci che scontano una ricerca pregressa. Anche questa è solo una parte della verità, perchè il calcolo puramente finanziario è sempre in agguato. In casi recenti, come l'acquisto da parte dell'americana AbbVie dell'irlandese Shire (valore 40 miliardi di euro) o il tentativo per ora fallito di Pfizer di comprare la britannica Astra Zeneca (69 mld di sterline, ma l'offerta è stata giudicata inadeguata), gli analisti finanziari hanno individuato come motivo principale dell'operazione la cosiddetta "fiscal inversion", cioè l'intenzione dell'acquirente di trasferire il domicilio fiscale nella giurisdizione (ovviamente più favorevole) dell'unità acquisita. 


Per tornare al tema, questa tendenza da parte dei pesci grossi a comprare ditte più piccole e  autenticamente innovative non è priva di ricadute  per la strategia di ricerca delle stesse aziende maggiori. Queste ultime stanno infatti sempre più decentrando parte del lavoro di R&S in direzione di una moltitudine di laboratori esterni, spin-off, piccole aziende bio-tech. Si tratta tipicamente della  fase iniziale ("scoperta della molecola"), quella più creativa, della ricerca, che si avvantaggerebbe dell'ambiente informale di unità più agili ed autonome, e che viceversa si troverebbe sacrificata nelle strutture più gerarchiche e burocratiche dei grandi laboratori. Secondo uno schema puntualmente congegnato dalle maggiori società di consulenza (AT Kearney ha messo a punto un business model esemplare), le aziende committenti prenderebbero in consegna dalle unità "appaltatrici" i progetti più promettenti e, facendo leva sui propri mezzi illimitati,  li accompagnerebbero negli stadi successivi fino al mercato. Questa segmentazione di R&S in due fasi, la prima devoluta all'esterno la seconda realizzata internamente, è ormai prassi generalizzata presso i grandi gruppi, per quanto alcuni siano più avanti di altri nell'implementazione.  

Alla luce di quanto precede, sorge spontanea una domanda (condivisa da molti insider del settore) : quanto giovano al progresso scientifico le sempre maggiori dimensioni delle case farmaceutiche se poi la parte più significativa del percorso di ricerca viene devoluta a piccole realtà aziendali ?


Ma finora abbiamo lasciato fuori dal quadro il principale agente della ricerca scientifica, lo stato. Ecco che cosa scriveva nel 2004 Marcia Angell (traduzione mia): "Contrariamente a quanto comunemente si crede, solo una manciata di farmaci veramente importanti sono stati portati sul mercato negli ultimi anni, e in buona parte si basavano su ricerche finanziate dal contribuente presso istituzioni accademiche, piccole aziende biotecnologiche o i National Institutes of Health

La situazione è tutt'altro che confinata agli Usa, che pure sono il Paese della libera impresa; né si è modificata negli ultimi dieci anni, se anche una rivista come l'Economist, vero baluardo del liberismo economico, l'anno scorso esprimeva grave preoccupazione per i tagli dell'amministrazione Obama al bilancio (pubblico) della ricerca. Nel suo recente libro "Lo Stato Innovatore" Mariana Mazzucato documenta  esaurientemente la funzione cruciale degli stati nel promuovere e finanziare la ricerca e l'innovazione. Raggruppando  il settore farmaceutico/biotecnologico  insieme alle altre industrie hi-tech come l'informatica e l'aerospaziale, il volume utilizza una metodologia che aiuta a dare una valutazione più realistica dell'industria farmaceutica. Forse anche noi dovremmo abituarci a considerarla alla stregua degli altri comparti scientificamente e tecnologicamente avanzati dell'economia che, se da un lato sono in grado di esprimere contenuti fortemente innovativi solo grazie all'intervento decisivo del settore pubblico, dall'altro si uniformano a criteri di gestione aziendale orientati all'esclusiva ricerca del profitto in ossequio alla sovranità dei mercati (che nelle attuali condizioni vuol dire principalmente mercati finanziari).
 
Per concludere, se è vero che non è riscontrabile  nei dirigenti di big pharma alcun intento particolarmente malvagio, non è certamente da loro che ci si può aspettare un cambio di paradigma a favore del bene comune. Spetta agli stati operare in modo che gli interessi dei mercati non prevalgano sulle legittime esigenze dei malati. Ma questo è un discorso politico che va al di là dei limitati intenti del presente elaborato.
 
Giancarlo Bergamini



Bibliografia:


http://www.techandinnovationdaily.com/2013/07/18/big-pharma-buyout-targets/

http://www.nybooks.com/articles/archives/2004/jul/15/the-truth-about-the-drug-companies/


http://www.atkearney.com/innovation/ideas-insights/featured-article/-/asset_publisher/BqWAk3NLsZIU/content/unleashing-pharma-from-the-r-d-value-chain/10192


http://www.pwc.com/gx/en/pharma-life-sciences/pharma-2020/pharma2020-virtual-rd-which-path-will-you-take.jhtml


http://www.theguardian.com/business/2014/may/19/pfizer-pulls-out-battle-pharmaceutical-takeover-astrazeneca


http://theconversation.com/cancer-patients-could-be-the-big-losers-from-pfizer-merger-with-astrazeneca-26029?utm_medium=email&utm_campaign=
Latest+from+The+Conversation+for+29+April+
2014&utm_content=Latest+from+The+Conversation
+for
+29+April+2014+CID_b8895c3e48937d7871c839b96c908b4a&utm
_source=campaign_monitor_uk&utm_term=Cancer%20patients%20could%20be%20the%20big%20losers%20from%20Pfizer%20merger%20with%20AstraZeneca


http://www.reuters.com/article/2014/05/14/us-astrazeneca-pfizer-jj-idUSBREA4D09T20140514


http://finance.yahoo.com/q/is?s=PFE+Income+Statement&annual


http://www.businessweek.com/news/2014-01-28/pfizer-beats-earnings-estimates-on-lower-costs-as-sales-decrease


http://beta.fool.com/mthiessen/2013/06/11/looking-to-return-capital-to-shareholders-via-debt/36782/?source=eogyholnk0000001


http://www.fiercepharma.com/special-reports/top-15-pharma-rd-budgets


http://www.irishtimes.com/business/sectors/health-pharma/abbvie-tax-inversion-and-ireland-s-lop-sided-pharma-sector-1.1871320


http://wire.kapitall.com/investment-idea/shortage-big-pharma-rd-creates-demand-small-biotech-stocks/


http://www.bloomberg.com/news/2014-08-25/roche-to-expand-respiratory-role-with-intermune-puchase.html



http://www.economist.com/news/science-and-technology/21572735-cutting-american-health-research-will-harm-world-bad-medicine


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Commenti

Caro ADB,

davvero ottimo e interessante l'intervento di Giancarlo Bergamini.

Con l'intento di portare un piccolo contributo alla comprensione di quel mondo finanziario, ormai totalmente degenerato, senza la conoscenza del quale "sarebbe illusorio risalire alle ragioni profonde di determinati eventi", posto il simulato auto-dialogo che segue.


Non prima, però, di una breve premessa:

“Memento

L'Italia uscì dalla seconda guerra mondiale povera, distrutta, semi analfabeta, ma ricca di tre doti immense: la Costituzione del 1948, lo Stato democratico a Parlamento sovrano, una propria moneta.

Nell'arco di meno di trent'anni, questa penisola priva di grandi risorse, senza petrolio, finanziariamente arretrata, diventa la settima potenza economica del mondo, prima fra tutte per risparmio delle famiglie.

Fu il “miracolo italiano” scaturito dalle tre immense doti di cui sopra.

Oggi quelle doti sono state distrutte, e il Paese è sprofondato nella vergogna dei PIIGS, i 'maiali' d'Europa.

I Trattati europei, in particolare quelli associati all'Eurozona, ci hanno tolto la sovranità costituzionale, quella parlamentare e quella monetaria.

Ci hanno tolto tutto.

La crisi che oggi sta distruggendo l'economia e i diritti delle famiglie e delle aziende italiane come mai dal 1945 a oggi, viene da questo.”

http://memmt.info/site/wp-content/uploads/2013/01/Programma_memmt.pdf

e non senza ricordare una frase che oggi appare del tutto profetica, pur nella sua efficace sintesi, per l'autorevolezza del suo autore:


“Adottando l'Euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo e deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica." (Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economia)


Ed ecco l'auto dialogo simulato:

“IceBucketChallenge? Ma se invece usassimo ModernMoneyTheory?

di Giuseppe Ragno

Io ho simulato un dialogo originato da un mio sdoppiamento mentale: la parte di me risalente a 4 anni fa (A) chiede, e io di adesso (B) rispondo.

(A): Come si trova una cura per una malattia grave?

(B): Con la ricerca.

(A): Esistono dottori disponibili e competenti per fare ricerca?

(B): Sì e a bizzeffe.

(A): Esistono i materiali, le tecnologie e gli operai per costruire le migliori strutture all’avanguardia?

(B): Sì e in abbondanza.

(A): E allora perché non assumere i migliori ricercatori al mondo e non costruire strutture all’ultima tecnologia?

(B): Pare perché le donazioni non siano abbastanza. E qui il discorso ahimè prende un’altra piega…

(A): Ma se la salute delle persone si basa sul sistema delle donazioni, vuol dire che la nostra salute è una variabile aleatoria che dipende dal livello di compassione di coloro che possono permettersi di spendere denaro per aiutare gli altri?

(B): Pare di sì. Stai centrando il punto…

(A): E allora a che cavolo serve lo Stato? Ad abbandonarci a noi stessi?

(B): Ci sei arrivato! Il trend è esattamente questo.

(A): SOLUZIONI ALTERNATIVE?

(B): Esistono, hanno più di cent’anni di storia accreditata e hanno come fine ultimo il bene pubblico.

(A): Cioè? In pratica?

(B): Se lo Stato fosse emittente e non utilizzatore (come ora) di moneta, potrebbe CON UN CLICK accreditare il conto corrente di www.aisla.it o in alternativa creare di sana pianta un istituto pubblico atto a trovare cure per la S.L.A.

(A): Ma questi soldi però da dove li prendono? Sempre dalle tasse dei contribuenti vero? Allora è come fare le donazioni gira e rigira!

(B): No! Se li inventa, letteralmente, con un click.

(A): Seeeeeeeeeee! Ma se facesse così, sarebbe una confusione totale, la politica spenderebbe più del dovuto e arricchirebbe i soliti noti!

(B): I soldi spesi per i corrotti a suon di tangenti sono di certo un male perché nessuno autorizza un politico ad un comportamento del genere, dunque questi soldi non hanno una finalità pubblica. Ma lasciare le cose come già stanno, significa lasciare la ricerca soprattutto all’industria farmaceutica, che ha come fine ultimo il profitto, mica la salute pubblica! E non dimentichiamo che intorno all’industria farmaceutica esiste un giro di corruzione tale da far impallidire qualsiasi politico! Io non mi sento di privare le persone della speranza offerta dalla ricerca, e di tutti gli investimenti pubblici che possono migliorare la vita dei cittadini, solo perché temiamo ci possa essere corruzione. Tu invece come la pensi? La Storia italiana spiega al meglio questo problema: ma ti vedi un Craxi ritirare una tangentina d’oggi di 30 mila euro? Non mi far ridere va! I politici di ieri rubavano pure le maniglie dei gabinetti ma in compenso SPENDEVANO per il paese. I benefici di quegli anni sono sotto i nostri occhi, oltre che nei conti in banca (nota che eravamo i primi risparmiatori al mondo prima dell’€).

(A): Ma stampare moneta a go-go provoca inflazione! Ti ricordi alle superiori? Dice niente Weimar?

(B): Certo so di Weimar, ma lì esistevano dei problemi strutturali che ora neanche lontanamente esistono. Per farla breve, il limite della spesa in deficit dello Stato (differenza tra quanto lo Stato spende e quanto tassa) è proprio l’inflazione. Ma aspetta un attimo, quand’è che l’iperinflazione (visto che parli di Weimar) esplode? Quando a corrispondenza della spesa dello Stato non si crea un relativo bene o servizio, dunque lo Stato spende ma non si crea niente o si crea troppo poco, e allora i beni disponibili sono gli stessi ma i $ per acquistarli molti di più rispetto a prima! E i prezzi logicamente schizzano alle stelle… Noi invece in che situazione ci troviamo? Abbiamo supermercati e magazzini zeppi di merce inacquistata, le imprese falliscono a velocità mai vista, la disoccupazione giovanile e non solo dilaga ecc. E allora il problema dove sta se viviamo nella potenziale abbondanza e tante persone vorrebbero lavorare (per creare beni e servizi)? La risposta è che non c’è nessun problema! Se tra 30 anni fossimo tutti occupati e la produzione del paese fosse al suo massimo possibile, allora sarà corretto chiudere quanto serve il rubinetto della spesa pubblica. Ma ti rendi conto? PIENA OCCUPAZIONE GARANTITA! Ti rendi conto della portata di questa rivoluzione sociale?!

(A): Ultima domanda. Va bene spendi per abbattere completamente la disoccupazione, orientando questa spesa seguendo esclusivamente l’interesse pubblico. Ma… Non si accumula così il DEBITO PUBBLICO?

(B): Ti sei mai chiesto perché non esiste al mondo uno Stato che non ce l’abbia? Il debito pubblico è la più grossa bufala della nostra generazione. Esso non è altro che la sommatoria delle differenze di quanto lo Stato spende e di quanto tassa negli anni. In altre parole è NECESSARIO che si formi e che aumenti nel tempo. In più, se lo Stato è monopolista della moneta, se la inventa al momento della spesa e non deve restituirla a nessuno! Vedi allora che “debito pubblico” è un termine improprio. Sarebbe meglio chiamarlo “debito di Stato” oppure “ricchezza pubblica”!

(A): Mmmh…

(B): Per noi che siamo nell’€-zona invece è un debito reale sto debito pubblico, indovina perché! Alcuni indizi: siamo emettitori o utilizzatori dell’€? Chi ci da l’€, come e quanto ci costa chiederlo per ogni tipo di spesa? Se lo Stato decide di spendere un milione di € per i malati di SLA, può farlo tranquillamente o deve immediatamente inventarsi una tassa per rientrare nel debito verso le banche?

(A): Sembra tutto vero ma mi hai rincoglionito. Ne riparliamo tra qualche anno perché sembra tutto così importante e interessante.”

Scritto da redazione il 2 settembre 2014. Pubblicato in “Per capire MMT"

http://memmt.info/site/icebucketchallenge-per-la-sla-chiediti-la-mmt/


Un caloroso saluto e sentito ringraziamento per tutto quello che fai e e di cui ci rendi partecipi,

Nivel.
 

Caro Nivel, ragionamenti ed argomentazioni riportati non fanno una piega, intesi a dovere. Il brutto è che in un paese marcio dalle fondamenta - a mio parere fin da quelle che ci hanno imposto quasi una settantina d'anni fa - la puoi girare come vuoi, ma la bagnarola farà sempre acqua da qualche parte.
Quando dalla disonestà di alcuni - pochi o molti che siano - si passa a instillare un quasi genetico istinto a delinquere, specie se lo si condisce con la garanzia dell'impunità, la partita è irrimediabilmente persa in partenza, qualsiasi cosa si faccia.

Occorrerebbe rivoltare tutto da cima a fondo e attendere una generazione, perchè si ricrei quel minimo di correttezza e di senso del lecito che ormai è andato a farsi benedire. Il fine ultimo di legislature e legislature era evidentemente quello di arrivare allo stato di cose attuale.
Rimedi sulla carta ce ne sono tanti; nella realtà dei fatti solo quello di portare allo sfasciacarrozze un pulman che non tiene la strada fin da quando era uscito di fabbrica, e costruirne uno nuovo. Stabile e funzionante, possibilmente, e che proceda su una strada costruita da noi e non da altri, e porti dove a noi e non ad altri giovi.

Un caro saluto

ADB

postato da: N. Egidio - Modena (Modena) in data: 05/09/2014 09:55
Qualche tempo fa, in una qualche riunione ad alto livello, qualche CEO della Novartis deve aver fatto questa domanda : "Ma ce lo abbiamo noi qualche studio sulle staminali?".

Il ragioniere, quello che sa vita, morti (!) e miracoli (!) dell'azienda, deve aver risposto: "Nossignore".

Il CEO allora deve aver spiegato che si diventa attaccabili a non essere presenti in quella che è la speranza di cura del futuro.

risultato:

http://plus.cdt.ch/svizzera/economia/113199
/novartis-investe-nelle-staminali.html 




Grazie dell'interessante segnalazione, che conferma come, tra chi può, cifre di centinaia di milioni sono quisquilie e pinzellacchere.
Pensiamo però che potrebbe esser passato anche il seguente pensiero tra le magnanime cervici:
"Con quale banderuola colorata possiamo distrarre l'opinione pubblica, ormai sfiduciata da decenni di 'tra cinque anni vinceremo il cancro - proiettili intelligenti - farmaci mirati - terapie biologiche' e che, Dio ci abbia in gloria, da tutti i conigli di pannolenci che abbiamo tirato fuori dal cappello? Eccolo trovato!".

Si otterrebbe, in più, il vantaggio di far deragliare qualsiasi proposta non osservante, indicando - poffarbacco - niente di meno che un colosso farmaceutico, non un micio-micio qualsiasi. E non è difficile prevedere rulli di tamburi, fragore di piatti, fanfare da tàca banda da parte delle stampa specializzata, scodinzolantes di rango, commissioni ministeriali e qualche novella "Incitatus" senatrice. Già è facile indovinare gli slogan nel forno: "ecco come si procede nel rispetto delle regole che si è data la comunità scientifica!".

Il "paghi due/te la prendi..." eccetera, rivolto all'ormai anemico contribuente, servirà poi a far pagare pure le spese pubblicitarie e gli O.D.U. (oneri di unzione) ad una collettività gabbata impunemente per l'ennesima volta.
Possiamo essere veramente soddisfatti: non siamo più un popolo di navigatori e di poeti....ma di disoccupati e morti di fame, ma, almeno, abbiamo la soddisfazione di constatare che lo spread (dal top della farabuttagine) si riduce sempre di più, mentre la spogling-review sta avendo pieno successo.

Un caro saluto

ADB
 
postato da: Marco L. - gallarate (gallarate) in data: 01/09/2014 13:27





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