per specifiche informazioni di carattere medico o scientifico, potete visitare il sito ufficiale www.metododibella.org

16/02/2014 13:21
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Autore:
Adolfo Di Bella
"EGREGIO PROF. DI BELLA..." - Parte Ia
Dalle lettere indirizzate al prof. Di Bella dal 1973 al 1998, il ritratto di un'umanità sofferente, di sentimenti ed emozioni profondi, della pervicace ottusità di una medicina sempre più incolta e cinica.

La copertina del libro (Antonio Canova: "Maddalena", Ermitage di San Pietroburgo)

Premessa.

Questa discussione risponde ad un'esigenza irrinunciabile: quella di evitare si disperdano e dimentichino testimonianze di immenso interesse umano, sociale, e storico. Esse sono scaglionate in un lasso di 25 anni, tra il 1973 ed il 1998 e ruotano intorno al più rilevante, trascurato e censurato dramma del nostro tempo: quello dei malati di cancro e dei loro familiari, che emerge prepotente dalle lettere insieme ad una meravigliosa poesia degli affetti.


Questa corrispondenza è stata scelta quasi a caso, nell'impossibilità di curare un'attenta selezione tra migliaia e migliaia di lettere. Esse furono riportate quindici anni fa (gennaio 1999) nel libro - "Egr. Professor Di Bella" - che ebbe poca diffusione per un plurimo vizio d'origine: l'essere uscito dopo la conclusione della sperimentazione-farsa del 1998, l'improvvisata e modesta natura editoriale, la pessima e contrastata distribuzione. Si trattava in sostanza di un'esposizione commentata delle lettere, impreziosita dalla prefazione di Luigi Di Bella con la quale apriremo questo ciclo di discussioni, e dalla sua postfazione, che lo concluderà.

Oggi il libro è di difficile o impossibile reperibilità, anche su e-bay, dato che alcuni anni fa la piccola casa editrice ha cessato l'attività.

Oggi sono le testimonianze riportate a costituire il principale motivo di interesse, a parte le precitate prefazione e postfazione. I commenti e lo spazio dedicati alla vicenda umana e scientifica del Prof. Di Bella sono stati sostituiti, in forma ben più ampia ed approfondita, nella biografia "Il Poeta della Scienza", per cui ho ritenuto opportuno ometterli.


Purtroppo non ci sono giunte che pochissime risposte del Prof. Di Bella, dato che egli si curava assai poco dei propri scritti, mentre aveva disposto fosse conservata la corrispondenza ricevuta.


Sarebbe stato possibile cercare di ripubblicare il libro, con un'ampia revisione dei commenti originari (spesso superati dagli eventi), ma le difficoltà incontrate in occasione dell'uscita della biografia mi hanno portato a considerare con maggiore realismo le possibilità di adeguata diffusione, probabilmente scarse. Senza escludere di poterlo fare in tempi più favorevoli, ho quindi deciso di mettere a disposizione di tutti questo patrimonio di umanità. Spero vivamente che i lettori apprezzeranno queste discussioni e che tutti, pazienti o non pazienti, sostenitori o scettici nei confronti dell'opera del Prof. Di Bella, potranno trovarvi spunti di riflessione e condivisione.


Le lettere sono state riportate con fedeltà assoluta, senza effettuare correzioni nemmeno in caso di forma scorretta, per non alterarne la genuinità.
Ben consapevole che la lettura sullo schermo di un computer è più faticosa di quella del supporto cartaceo, ho scelto di suddividere in più discussioni il testo e farne un'ulteriore selezione, ad evitare contenuti che sono sempre interessanti, ma a volte forzatamente ripetitivi. Dove necessario sono inserite brevi note esplicative. Il libro originale ordinava questa corrispondenza a seconda della "qualità" di chi scriveva: genitori, figli, coniugi, pazienti stessi, non pazienti; analogo criterio è stato seguìto nella...edizione "on line". Nomi e cognomi sono indicati, com'era sul libro, solo con le iniziali, sia per un generale criterio di riservatezza, che in considerazione di possibili "gendarmesche inquisizioni"; analogamente è stato spesso obliterato il riferimento a luoghi di cura ad evitar polemiche. Inutile dire che se qualcuno si riconoscesse come autore/autrice delle lettere, sarà estremamente gradito un suo riscontro, un commento, un aggiornamento, dato che si potrebbe così arricchire ulteriormente la lunga lista di lungoviventi da venti, trenta o quarant'anni (naturalmente la privacy sarà rispettata).
 


Prefazione del prof. Luigi Di Bella



"Nel crogiolo di una famiglia gli eccessi caratteriali dei singoli componenti sogliono stemperarsi in una congerie di casi e reazioni, dove ciascun membro vive a modo suo gli infiniti minuscoli frammenti della comunità della quale fa parte.

L'alterazione di un componente si riflette sul comportamento degli altri, generalmente in guisa da smorzarne gli effetti negativi (azione a "feed back") secondo la stessa regola del principio fisico di inerzia, per cui tutto tende a rimanere in una posizione costante se non intervengono cause esterne a mutarla.

La malattia e l'esito fatale che può seguirla è l'evento per gravità e frequenza più sconvolgente della trama ordinata della famiglia: equilibri intimi e sociali possono lacerarsi, passioni profonde esplodere e sconvolgere l'animo e la mente, il caos investire e dominare tutto.

Tante espressioni riportate sembrano "postremo donare munere mortis" e "mutam nequiquam alloquere cinerem", mentre altre investono problemi di gravissima immanente attualità, veramente degni di profondi ripensamenti.

Mio figlio Adolfo, che espresse con caldi accenti e coprì di note dolenti lo strazio per la morte della mamma, mi sembrò l'autore più idoneo a quest'opera, e lo pregai perciò di leggere, ordinare, commentare - se possibile - le espressioni di dolore che quotidianamente mi giungono. Il dolore e l'amore sono le più elevate ascensioni dell'animo umano, anche se non tutte le umane espressioni scritte, verbali o sonore, riescono fedelmente ad esprimerli.

Penetrare tuttavia in questo mondo passionale, travolgente, infinito, confina con l'essenza della vita e non mi sembrò inutile.

Tanto più in quanto potremmo considerare Opus Divinum il sedare dolorem con mezzi diversi dai comuni analgesici e psicotropi.

Luigi Di Bella, Luglio 1998".





PARTE PRIMA. (29 lettere) - Padri e madri.

"Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio".

(Alessandro Manzoni: I Promessi Sposi, cap. XXXIV)


§ 1.

Vignola, 14 dicembre 1973

"...sono la mamma di una bambina morta nove anni orsono di leucemia a soli dieci mesi. Ho qui, davanti a me, i giornali che ho scorso e dei quali un impulso di dolore misto a gioia tentava di farmi evitare la lettura. Questo mio scritto è frutto di tanti ripensamenti e timori: ma questa mattina mi sono ritrovata qui, con la penna in mano a scriverle. Questa lettera è la seconda dopo quella inviata a suo tempo al Prof. Storti per informarlo della fine della mia bambina che avveniva tre giorni dopo la sua sentenza. Ciò che mi ha spinto ad osare tanto è stata la prova della sua grande carica di umanità per tutti, ma in special modo per i bambini. Io sono infinitamente grata alla Sua illustre persona che io definisco un luminare della scienza, per aver dato un contributo così alto al mondo tutto. La mia riconoscenza e la mia più profonda stima le sono rivolte da una mamma provata dal dolore per il male che lei ha sconfitto. Penso di interpretare la riconoscenza incalcolabile di coloro ai quali la sua altissima scoperta ha ridato la speranza ed il sorriso. Molte mamme grazie a lei non verseranno più lacrime. Sono felice - ed uso questo aggettivo così azzardato - con tutto il mio cuore per Lei e per la città di Modena che ha l'onore di annoverarla tra i suoi cittadini. La mia bambina è morta dopo aver trascorso quindici giorni in ospedale a Varese, ma non ha mai manifestato ad occhio nudo quelle famose petecchie delle quali ho sentito parlare. Le manifestazioni erano un grande pallore ed una forte febbre, che l'hanno portata alla fine. Infatti, pochi minuti prima del decesso la sua temperatura era di 41 gradi. Aveva solo dieci mesi, ma per una mamma che perde un figlio l'età non conta.

Voglia scusarmi per tutto e gradire i sensi della mia più profonda riconoscenza e le congratulazioni più sentite con immensa stima".

P.L.B.


A fine pagina queste brevi annotazioni del Prof. Di Bella, riportate nella risposta del 23/12/73:


"Grazie per le buone parole. Il lavoro per sconfiggere le leucemie è forse appena iniziato. La morte della sua bambina può ascriversi anche a cause diverse. Le auguro che il dolore possa essere in parte colmato da altre soddisfazioni".


Nota. Ricordiamo, per una migliore comprensione di questa e altre lettere, che il 6 dicembre 1973 il Prof. Luigi Di Bella aveva tenuto una conferenza sul razionale del suo metodo e sui primi risultati clinici ottenuti presso la sala dell'Archiginnasio di Bologna, sede della Società medico Chirurgica, su invito del Prof. Domenico Campanacci.

Vedi:
http://www.dibellainsieme.org/discussione.do?idDiscussione=1513



§ 2.

Torino, 16 dicembre 1973

"..ho avuto la ventura di leggere un articolo che parla della terapia che lei ha messo a punto per debellare la leucemia. Ho un figlio di 33 anni, ricoverato a Torino, che si spegne inesorabilmente di questo male. Hanno fatto vari tentativi di cure che non so specificare, l'ultima l'irradiazione del cobalto e so che dopo questa non c'è speranza. Lo scritto che ho letto sulla sua terapia mi dà motivo di sperare ancora, sempre che il suo generoso buon cuore sia toccato dalla grazia per recare soccorso a questo povero giovane, padre anche lui di due bambini, per tentare di strapparlo a questo atroce destino. Sono la madre, una povera madre che implora il suo illuminato aiuto. Non so se questo mio accorato appello le giungerà in tempo, né come comunicare. Il mio indirizzo è.......Se il destino vorrà farci incontrare in qualche modo, ella potrà contare su tutta la nostra riconoscenza".

A.M.


Annotazioni a piè pagina:

"Il suo doloroso caso mi ha commosso. Mi mandi copia della cartella clinica; le comunicherò in seguito le possibilità di cura".



§ 3.

Prov. di Catania, 20 dicembre 1973

"....essendo una mamma addolorata con mia figlia di circa 6 anni affetta da anemia falce forme e sopravvivendo con trasfusioni di sangue continuate vorrei dire se mia figlia potesse guarire. Io ormai sono troppo esaurita con la pena di mia figlia; noi siamo dei poveri gente e non vorrei fare un viaggio inutile se mi potesse fare l'opera di carità di informarmi se potesse guarire e poi se la potesse ricoverare con il libretto della cassa mutua che mio marito è bracciante agricolo abituale e abbiamo tutto franco e macari lasciarla sola nella sua clinica per alcuni mesi e potere ottenere qualche miracolo di guarirla. E' una donnina sennata e giudiziosa e cammina, non dimostra che ha questo male. Con la speranza di una Sua desiderata notizia li invio i più rispettosi saluti e ringraziamenti. Le auguro Buon Natale e Felice anno nuovo".

T.F.


§ 4.

Salerno, 20 dicembre 1973

"Illustrissimo professore Luigi Di Bella,

chi le scrive è una madre in preda ad una profonda disperazione. Ho un figlio di otto anni, da più di un anno e mezzo malato di leucemia. Piango non so se per dolore o per gioia perché ho appena finito di leggere l'articolo scritto su di lei in cui si parla di una speranza, ovvero di un avvio alla scoperta di una medicina che combatte questo crudelissimo male. Curo mio figlio al Gaslini di Genova; è affetto da leucemia linfoblastica acuta".

B.A.



§ 5.

La Spezia, gennaio 1974

"...solo pochi giorni fa, tramite un articolo sul settimanale Amica, sono venuta a conoscenza del suo metodo terapeutico riguardo la leucemia, dove si parla di un bimbo, A. V. guarito completamente dalla leucemia linfoide sin dal 1972. Non posso mettere in dubbio quanto vi si dice, perché non sono all'altezza di farlo, ma quest'articolo ha suscitato in me e mio marito un'angoscia tremenda e numerose perplessità. Avevamo una bimba, Paola, a cui nell'agosto del 1972, all'età di tre anni, fu diagnosticata una leucemia linfoide. Data la fama del prof. S. portammo la bimba a Genova, dove, dopo un primo ciclo di cure, la bimba sembrava completamente ripresa, anche perché il quadro clinico si presentava molto bene: globuli rossi, piastrine e milza sempre normali; l'unico disturbo evidente del suo male erano dolori articolari di tipo reumatico ed una leggera febbre. Quando tutto lasciava sperare in un decorso benigno, la bimba ebbe una violenta ricaduta, con dolori fortissimi alle gambe e febbre con punte altissime. Siamo stati, io e lei, quasi ininterrottamente per mesi a Genova, dove la bimba veniva sottoposta a nuovi cicli di cure con Vincristina, Daunablastina, Asparaginasi ecc. ma questi medicinali la buttavano sempre più giù ed il male incalzava ancora con più violenza, facendola deperire a vista d'occhio.....finchè il primo ottobre non c'è stato più nulla da fare, forse un'emorragia cerebrale.....fatto sta che dopo un'agonia di ore e ore si è spenta nelle nostre braccia.

Ora quello che io le chiedo è questo: perché di lei non si è mai scritto o sentito nulla, se già fin dal 72 ha guarito il bambino A.V.? perché nessuno ci ha mai fatto il suo nome? sebbene noi ci fossimo sempre interessati presso altri professori nel mondo per sapere se ci fosse stato qualcuno in grado di aiutarci. Sia il Prof. S. che i suoi assistenti ci hanno sempre dato risposte negative, ci avevano solo parlato del prof. Bernard del ‘Sacre Coeur' a Parigi, ma i risultati sarebbero stati sempre uguali. Il prof. M. di Modena, interpellato da me telefonicamente, era stato gentile, ma mi aveva confermato che le cure praticate a Genova erano pressoché uguali dappertutto e che mezzi medici per guarire la leucemia la scienza medica non aveva a disposizione. Io questo chiedo alla sua cortesia: perché i suoi colleghi non hanno mai saputo niente di lei? perché l'opinione pubblica non è stata informata prima dei suoi successi? il pensiero che la mia bimba avrebbe potuto essere salvata mi tormenta notte e giorno, dopo la lettura di questo articolo; perché noi non sapevamo nulla? forse chiedo troppo sperando in una sua risposta e le auguro di cuore di riuscire nel suo lavoro affinché altri genitori non soffrano quanto stiamo ancora soffrendo noi, ed altri bimbi non vengano più tormentati con punture lombari, midollari soffrendo fino all'ultimo per fare poi una fine disumana ed orrenda.

Che il Signore la illumini nelle sue ricerche e mentre le rivolgo ancora i miei complimenti spero e attendo una sua risposta.

Grazie di cuore".

L.D.R.



§ 6.

Brindisi, 21 gennaio 1974

"....sono madre di un bambino di cinque anni, il quale da circa tre mesi è stato colpito da questa crudele malattia (leucemia). So che lei ha lottato tanto e sofferto insieme a noi genitori del triste destino che ha voluto scegliere le sue vittime; per questo mi rivolgo a lei, so di essere compresa. Spero con tutto il cuore che lei voglia prendere in considerazione questo appello. Sono molto povera, sono assistita dalla mutua, ma se occorresse del denaro andrei a chiedere persino l'elemosina pur di strappare la mia creatura dalla morte. Il mio figliolo si trova ricoverato a Pavia, per il normale ciclo di cure che dura da cinque giorni; le sue condizioni di salute sono stazionarie, ma lei sa benissimo che la gravità della malattia rimane sempre quella. Chiedo a lei, con le lacrime agli occhi, se vi sia una speranza di guarigione attraverso la sua terapia. La prego di accettare questa mia richiesta ed io metterò mio figlio nelle sue mani".

L.R.



§ 7.

Crotone, 30 gennaio 1974

"Avendo letto sul quotidiano ‘Gazzetta del Sud' del 9/12/73 un articolo che la riguardava e cioè di un trattamento di nuovo tipo contro la leucemia, affermazione questa fatta da lei nel corso di una conferenza svoltasi nella sede della società medico chirurgica dell'archiginnasio di Bologna sul tema ‘orientamenti fisiologici nella terapia delle ematopie'.

Essendo mio figlio di 5 anni affetto dal morbo di Cooley (o mediterraneo) sin dalla nascita, desidererei tanto che prendesse in esame anche il suo caso e tentare qualsiasi cosa pur di salvarlo. Comunque è la voce di un padre disperato che soffre e che fa appello alla sua grande dignità d'uomo e di medico. Se lei vuole posso mandarle la cartella clinica del bambino.....non ho altre parole, tanto è il dolore che mi affligge quotidianamente, sperando che questo mio appello disperato abbia una risposta...."

F.R.



§ 8.

Cremona, 25 marzo 1974

" Sono la mamma di un piccolo affetto da leucosi linfoblastica acuta. Già da un anno e mezzo il piccolo Cristiano è in remissione. Dopo le tradizionali cure con antiblastici, ora sta facendo la vaccinazione con B.C.G. e con linfoblasti radiati; sta insomma seguendo la terapia dei prof. M. e A. di Parigi.......Cristiano ha solo due anni e nove mesi, è un bimbo sereno e relativamente allegro, ma.....era uno dei pazienti più piccoli del grande ospedale e le terapie non si differenziavano da soggetto a soggetto, seguendo un protocollo unico.......il piccolo ebbe varie crisi convulsive e precisamente alla 8a e 10a iniezione lombare, alla 7a iniezione con asparaginasi ed in seguito ebbe varie crisi. L'ultima il 7 maggio scorso, il giorno successivo al rientro da Parigi dove aveva subìto l'ultimo ciclo chiamato di sincronizzazione con vincristina e methotrexate e quindi la scoperta: aveva perduto l'udito. A distanza un po' è stato riacquistato, ma non parla.....sono una madre già tanto provata, ma se il mio tesoro dovesse ripresentare cellule atipiche, come potrei fargli somministrare di nuovo farmaci che tanto lo hanno leso?".

L.N.


Risposta del prof. Di Bella:


"Modena, 29 marzo 1974

Gentile Signora,

con brutale franchezza le dico che io non credo alle "vaccinazioni" alle "sincronizzazioni" ecc., che per me sono state e sono causa prima di lutti, paralisi, epilessie ecc.

Lei è mamma, e tutto farebbe per il suo Cristiano: è umano. Ma giunti a questo punto, cosa rimane di recuperabile? io le posso dare un po' di melatonina, ma nessuna garanzia sulla sua efficacia. Scusi quanto le scrivo: è forse l'amarezza di chi soffre con lei e gli altri genitori per il vilipendio di cui è oggetto a causa di questi sentimenti.

Distinti saluti

Luigi Di Bella".



§ 9.

Buenos Aires, de Abril de 1974

"Sr Profesor

Don Luigi Di Bella

De mi consideración.

Tengo el agrado de dirigirme al Sr. Profesor con el fin de solicitar de su amabilidad y apelando a sus sentimentos humanitarios, pueda estudiar la terrible enfermedad que padece mi Sra. hermana y diagnosticar si la cura por electricidad que Ud. aplica daría resultados positivos en ella.

En la seguridad de contar con su mejor disposición y poder conocer a la brevedad si existe la posibilidad de realizar su tratamiento, máxime teniendo en cuenta nuestra desesperación po su salvación, agradezco infinitamente la deferencia que pueda dispensar a mi pedido, quedando a su entera disposición"

N.F.de G.


Nota. Grazie ad un riprovevole costume di molti giornalisti (capiscono tutto e subito e..tà!....in quattro parole sintetizzano il concetto...), venne diffusa la notizia che la terapia consisteva in sollecitazioni elettriche di zone del cervello! Avevano "semplicemente" confuso la fase sperimentale (sollecitazione elettrica dei nuclei delle habenulae, che provoca l'increzione di Melatonina) con la natura della terapia.



§ 10.

(Prov. di Cosenza), aprile 1974

"...Rocchino, mio figlio di 20 anni, è affetto da leucemia. Il Primario del reparto, presso il quale è ricoverato mio figlio, ha emesso la terribile sentenza ed ora sta cercando di rendere meno acuto il male con la trasfusione giornaliera. Qualcuna delle tante persone che vengono a visitare Rocchino mi ha messo nelle mani i fogli della rivista "Amica" contenenti l'articolo "Leucemia più che una speranza". Nella mia disperazione infinita apprendo che alcuni suoi pazienti sono stati "miracolati" da Lei. È comprensibile dunque la mia supplica, la mia preghiera come ad un Santo, perché faccia qualcosa per il mio Rocchino. L'ho visto sempre sorridere, sempre pieno di vita, pieno di infinita bontà e d'altruismo. Fra mesi doveva partire per il servizio militare, ora è invece pesantemente giacente in un lettino dell'ospedale così pallido, ma sempre sorridente e con quegli occhi grandi che fissano i medici e poi il mio viso, cercando di sapere e di capire perché tutti quei prelievi, quelle trasfusioni.

In nome di Dio, Professore Di Bella, venga in aiuto a Rocchino: tra l'altro è il ragazzo più simpatico del mondo. Dicono che la terra si fa più triste quando muore un fiore. Rocchino è un fiore e la terra ha bisogno di Rocchino, ha bisogno del sorriso di Rocchino."

M.B.P.



§ 11.

Nuoro, 21 agosto 1974

"Sono una mamma disperata, perché mio figlio Marco è affetto da una forma di leucemia linfatica acuta. Quando lo abbiamo ricoverato pensavamo (e lo pensavano anche i medici) si trattasse di favismo, in seguito abbiamo avuto la terribile notizia. Da diciotto mesi la nostra vita ha mutato completamente. L'estate scorsa è stato ricoverato al Gaslini di Genova per tre mesi e mezzo: qui lo hanno curato con cortisone, Vincristina e Methotrexate. Non si contano le punture lombari e sternali che gli hanno fatto. Sembrava migliorato quando lo hanno dimesso, ma da dicembre in poi, salvo qualche breve intervallo è sempre ricoverato all'ospedale di Nuoro. Anche qui la terapia è la stessa, così pure i prelievi di midollo: infatti non si contano più le punture lombari e sternali. Non posso mandarle i referti degli esami, perché non me li hanno fatti mai vedere; anche la cartella clinica rilasciata dal Gaslini, non l'ho più vista. Ora mi hanno detto che non ha più piastrine e che dovrebbe essere alla fine. Ho sentito parlare di lei, di un nuovo preparato che sta sperimentando. Vorrei che lei mi desse un consiglio. Un aiuto, una speranza. È possibile che Marco continui a vivere? La prego di rispondermi, anche se fra i suoi molti impegni, non sarà facile toglierle tempo. Mi dica cosa devo fare...dimenticavo di dirle che Marco a dicembre compie cinque anni!

La ringrazio di gran cuore."

R.L.M.



§ 12.

(Provincia di Cremona), 05 agosto 1975

"Domando scusa subito da principio, se mi permetto di venirla a disturbare: ho degente da circa un mese presso l'Ospedale Maggiore di C. una figlia di 27 anni, ammalata di leucemia...vedesse che donna Prof. Di Bella! È alta 1,71, pesa 69 chili ed è una lavoratrice infaticabile...è triste e doloroso parlare di morte per una figlia di 27 anni, sposata da soli tre anni e con un figlio di 2 anni e mezzo. Lei Professor Di Bella che, dove vi è dolore, porta sorriso e conforto, abbia una parola di conforto anche per me, faccia, nell'ambito delle sue possibilità, che mia figlia continui a vivere, sono sicuro che Ella non vorrà negare il proprio aiuto, ed io nutrirò sempre per Lei e tutti i suoi cari la più alta riconoscenza. Tutto il paese sente tanto dolore per mia figlia e tutti mi portano a casa quello che leggono su di Lei, Professor Di Bella.

Io le domando scusa di nuovo Professor Di Bella e fiducioso di una sua risposta al più presto, la saluto."

B. G.



§ 13.

San Cristobal - Venezuela, 24 novembre 1975

"Siamo emigranti, con una figlia, Viviana, di 21 anni, studentessa di terzo anno in biologia, colpita da linfosarcoma.

Sottoposta nel giugno ad intervenzione chirurgica per l'estrazione del baso (desconosco il vero nome in italiano) e nuove mostre di gangli e epatica.

Fu sottoposta a radiazioni diarie, 40 in tutto e trattata con droga (Oncovin - mostaza dictoren - prednisona meticorten - hendocsan y natulan).

Per una complicazione...è stata ricoverata il mese di settembre....salva per miracolo...una nuova intervenzione chirurgica..(...).

Siamo disperati, non solo per la corta supervivenza che secondo le statistiche può variare dai tre ai cinque anni, per la bassa percentuale di guarigioni, ma per sentirci impotenti nel suo caso (..).

Mi rivolgo a lei professore, per i suoi profondi studi in materia e per gli esiti ottenuti che mondialmente si conoscono affinché una sua parola, un solo suggerimento, un consiglio, una speranza che per tanto piccola che sia ritorni ad avvivare quella luce che nella oscurità della nostra esistenza, giornalmente, in noi si va estinguendo.

Molte grazie e che Iddio lo benedica."

L.M.A.



§ 14.

Salerno, 28 gennaio  1976

"...Fortunatamente sono riuscita ad avere il suo indirizzo ed ho pensato che lei avrebbe potuto aiutare la mia bambina di 3 anni, affetta da mielosi acuta o leucemia. È malata da un mese all'ospedale C. di Napoli le hanno praticato due cicli di 7 lavaggi ciascuno di Aricitin. Ora il dottore l'ha messa in remissione...ma dovrebbe ritornare in ospedale tra quindici giorni, per rifare un nuovo ciclo di 7 lavaggi, dopodiché....rimetterla in remissione per 15 o 20 giorni ed andare avanti sempre così, forse per un anno o più. Penso che poi le praticheranno pure il vaccino, la cobaltoterapia e le punture lombari, come le hanno praticate ad altri ammalati.....vorrei proprio che prendesse a cuore questo caso pietoso, aiutando una bambina con una cura efficace, che la faccia sopravvivere e guarire. La prego, non cestini questa lettera, abbia compassione di un piccolo essere che adesso si affaccia alla vita...il Signore ricompenserà abbondantemente questa sua opera buona...nel contempo ridarà fiducia a noi genitori".

M.S.


§ 15.

Torino, 09 settembre 1977

"a scriverle è un genitore di un bambino talassemico con la forma più grave di talassemia; per tenerlo in vita gli faccio fare due trasfusioni di sangue al mese. Non è solo per mio figlio che scrivo, ma per tanti bambini che soffrono di questo male....ho sentito parlare di lei che ha in cura alcuni bambini e mi hanno detto che lei ha delle cure miracolose....la prego a nome di tutti i bambini che soffrono di questo male..."

R.D.
 


§ 16.

Emerson (USA), 21 luglio 1980

"...con molto piacere ho ricevuto la sua lettera...non importa che lei è un medico italiano, importante è che mia figlia stava morendo giorno per giorno e lei me l'ha salvata. Lei ha fatto il miracolo, noi non avevamo speranza che lei poteva ritornare normale, e lei è un santo con la sua scienza e bontà mi ha salvato mia figlia, lei deve dichiarare in che stato di pietà l'ha trovata e le medicine che l'avevano ridotta in quel modo, la cura che lei ha fatto in poche settimane mia figlia guariva rapidamente e lei mi ha detto che ora posso tornare in America, sicura che mia figlia starà bene. ...e non sono chiacchiere è la verità che ora fa un piacere vederla come sta, grazie a lei professore...."

L.B.



(Il prof. Di Bella nel 1982, durante un..pranzo al sacco nell'intervallo di un Congresso scientifico)

§ 17.

Trani, 08 novembre 1984

"Approfitto per trasmetterle il sentimento di gioia e speriamo definitiva tranquillità per lo stato di salute della piccola F.  vorrei tanto riuscire ad esprimere il sentimento di gratitudine che noi tutti sentiamo per lei e soprattutto quel senso di protezione che proviamo nel sentirci da lei guidati. Come potrà evidenziare dai valori dello striscio periferico non ci sono blasti. Anche il risultato di accurata biopsia midollare hanno dato questo ottimo risultato......in definitiva la bimba si è ripresa benissimo, ha avuto un notevole sviluppo corporeo, è ingrassata e le sue capacità intellettive sono veramente superiori alla media."

A.G.



§ 18.

Milano, 29 giugno 1991

"Averla sentita al telefono giovedì scorso, ha placato le nostre ansie di genitori dal momento che sappiamo di poter contare su di lei. Desideriamo, mio marito ed io, esprimerle la nostra più totale fiducia e gratitudine. Lei è l'unica persona fra tante consultate, alla quale sentiamo nel profondo del cuore di volere affidare il nostro adorato piccolo Elio. Proprio perché consci delle difficoltà del caso, glielo affidiamo con serenità e fermezza, convinti che comunque andranno le cose lei avrà agito al meglio per riconsegnarlo alla vita. Devotamente la salutiamo in attesa di vederla."

R. e P. V.



§ 19.

Roma, 04 giugno 1991

"E' passato un po' di tempo dal nostro incontro e con piacere devo comunicarle che la terapia fatta a mio figlio Paolo ha dato qualche risultato soprattutto per ciò che riguarda la presa di coscienza delle situazioni e la sua presenza attiva nella vita della famiglia. L'incontro con lei mi ha molto scosso dal punto di vista umano. Ho trovato per la prima volta una persona (medico) disposta a considerare gli ultimi al pari dei sani....come lei ha detto con l'aiuto del Signore molto si può fare."

E.M




§ 20.

(Prov. di Udine), 05 aprile 1996

"Sono la mamma di una ragazza di 29 anni che, fino ad un anno fa, era felice, piena di vita e di salute; improvvisamente ha cominciato a manifestare i sintomi che, nel giro di un mese, hanno portato alla tragica diagnosi di un cancro ovarico con metastasi ai polmoni.

E' iniziato allora per noi il calvario che lei ben può immaginare, anche dall'allegata cartella clinica. Attualmente è seguita dal...di Aviano, ma i risultati sono deludenti; mio marito ed io però vogliamo tentare il tutto per tutto per salvare la nostra bambina. S. è la nostra unica figlia, nonostante il male è bella, piena di grinta, di energia e di voglia di vivere; ha un sogno che la malattia le ha impedito di realizzare: sposare il ragazzo che ama. La prego, ci aiuti!...risponda ad una mamma disperata...la ringrazio di aver messo la sua vita e la sua scienza a servizio delle persone che, come me e mia figlia, si trovano a vivere la tragedia di questo terribile male."

A.R.



§ 21.

Torino, 30 maggio 1997

"Sono la mamma di un ragazzo di 31 anni affetto dal morbo di Hodking....il ragazzo si è ammalato nel maggio del 1992. In quell'anno gli erano stati asportati dei linfonodi...dopo qualche mese gli fu asportata la milza...sottoposto a cicli di chemioterapia...nel 1995 sottoposto ad autotrapianto con cellule staminali e midollari...nel 1996 sottoposto a radioterapie...durante questi anni, intervallati da brevi periodi di buone condizioni generali è stato sottoposto a parecchi cicli di chemioterapie e radioterapie...nell'aprile di quest'anno è stato deciso che il ragazzo, a seguito della ricomparsa della malattia, si sarebbe dovuto sottoporre ad un ennesimo ciclo di chemioterapie. Tutt'oggi è in cura presso il D.H. d. M. di T., praticando 3 chemioterapie al mese. Sono una madre disperata e spero veramente che lei possa aiutare Nazzareno (mio figlio) che sta lottando con tutte le sue forze per vivere questa vita così tanto avversa con lui."

B.G.



§ 22.

(Prov. di Pordenone), 04 agosto 1997

"...sono la mamma di una ragazza di 19 anni alla quale un anno fa è stata diagnosticata la leucemia. Alla ragazza sono state fatte 4 chemioterapie, poi è stato deciso di sottoporla al trapianto di midollo osseo autologo, e qui sono incominciati i problemi. A fine aprile si è ricoverata per sottoporsi all'espianto del suo midollo con una tecnica nuova, per cui gli è stata fatta un'ulteriore chemio per permettere di uccidere le cellule mature, e contemporaneamente sono state fatte iniezioni di fattori di crescita per poter raccogliere le cellule nuove, risultato: nessuna raccolta. Abbandonato questo nuovo sistema, è stato deciso di ricoverare la ragazza a fine luglio, per poter procedere alla raccolta col sistema di aspirazione dalle creste iliache ed anche qui il risultato non è stato eccellente, per cui sembrerebbe che bisognerà ripeterla a settembre. Arrivati a questo punto, mia figlia veramente non ne può più e mi ha detto queste parole: "Mamma in quell'ospedale non ci voglio più andare, piuttosto mi uccido". Prof. Di Bella, le chiedo cortesemente di prendere in considerazione questa mia lettera e, compatibilmente con i suoi impegni, che mi dicono essere tantissimi, di fissarci un appuntamento, perché a questo punto non so più cosa fare. La prego Professore, ci dia una mano lei!."

C.F.



§ 23.

Genova, 29 luglio 1997

Caro Professore,

Ho letto il suo libro e ne ho ricavato una grande pace.

La Sua serenità, il suo non odiare anche ed oltre le ostilità subìte, mi ha aiutato a superare le mie, assai piccole in confronto.

Lei ha curato mio figlio Marco - il secondo - da sette anni (linfoma maligno).

Oggi prende 5 melatonine. Non ha nessun problema.

Grazie.

D.ssa F.C.S.



§ 24.

 (Prov. di Salerno), dicembre, 1997

"Sono il papà di Carmela, una bambina di sei anni affetta da neuroblastoma stadio 4, da due anni sta combattendo contro questa brutta malattia, senza però avere nessun risultato positivo: abbiamo fatto tutto quello che i normali protocolli dicono, però alla fine ci siamo ritrovati al punto di partenza. Sono sicuro che capisce la mia ansia di padre e le invio la foto di mia figlia quando, un anno fa, si trovava nel reparto trapianto al G. di Genova."

P.G.


§ 25.

Frosinone, ottobre 1997

"..ho bisogno di speranza, di credere che ci sia qualcuno o qualcosa in grado di fronteggiare il problema che sto vivendo con mio figlio. Ho 48 anni, ma tutto d'un tratto credo di averne 100....mio figlio Loris, 19 anni, è un mio pezzo di cuore.......sono un padre che per il proprio figlio sarebbe disposto a dare la propria vita..."

F.F.



§ 26.

Modena. 14 ottobre 1997

"Sono..., mamma di Mirco, mancato sei anni fa per (a mio parere) colpa dei dottori presso i quali era in cura per esperimenti fatti su di lui. Nel 1991, il giorno 8 giugno, Mirco mori al P. di M. Mirco si affidò ai dottori e loro lo ricoverarono e gli furono sopra come avvoltoi a fare esperimenti. Sentivo con il cuore di madre che qualcosa non andava...fatto sta che una mattina quando passò il professore in visita lo affrontai e gli chiesi come mai da quando Mirco era ricoverato stava sempre peggio e si indeboliva sempre di più. Dopo due giorni veniva dimesso. Poi tornava in ospedale e poi veniva dimesso, così ormai il corpo di mio figlio era diventato una cosa loro da sperimentare. Fu in quel periodo che mi chiamarono per un'operazione...chiesero a mio figlio di poter fare un esperimento sulla sua pelle e lui ormai in balia dei suoi avvoltoi acconsentì........mi chiedo come ho potuto lasciar fare tutto ciò....Il consiglio che do ai genitori è: state con gli occhi aperti, chiedete sempre il perché di questo e di quello....Ho tanta di quella rabbia...quando penso che la nostra Italia viene rovinata da quelle persone che ci comandano e premiano chi fa del male e puniscono chi fa del bene; però la mia rabbia aumenta quando mi rendo conto che pur sapendo che tutto è sbagliato non facciamo niente per cambiare o migliorare questo stato di cose."

F.M.R.



§ 27.

Matera, 17 novembre 1997

"...sono la mamma di un bambino di 12 anni affetto da retinite pigmentosa benigna...ci rivolgiamo a lei, inutile dirlo, con grande speranza, dopo aver letto via Internet l'interessante quanto importante relazione del convegno che lei ha tenuto a Reggio C. nello scorso gennaio. Appunto in quella relazione lei parla della capacità della polvere di fegato di curare l'emeralopia (sic). E' ormai da tempo che cerchiamo qualcuno che possa dirci qualcosa di più di un invito alla rassegnazione e proprio per questo, Professore, questa lettura è stata per noi motivo di speranza. Non vogliamo rassegnarci, per questo chiediamo speranzosi una sua cortese opinione. Ci siamo rivolti a numerose associazioni, nonché ad illustri oculisti al fine di avere indicazioni circa nuove strategie terapeutiche, ma siamo stati solo incoraggiati a tenere duro nell'attesa di tempi migliori (mai prima di un decennio) cercando e sforzandoci con molte difficoltà di dare al bambino appoggio psicologico. Per far questo ci basta essere genitori, nostro figlio ha prima di tutto bisogno di una terapia. La prego, ci dica qualcosa. La ringraziamo per la sua grande capacità umana ancorchè professionale e cogliamo l'occasione per esprimerle grande solidarietà per la difficile lotta che ella porta avanti non solo verso il grande male, ma anche verso tanta ottusità..."

N.M.V.



§ 28.

(Provincia di Modena), 08 dicembre 1997

"...chi le scrive è la mamma di una bimba di 8 anni, affetta purtroppo da fibrosi cistica, malattia che le è praticamente stata diagnosticata fin dalla nascita. ...Oggi oltre agli antibiotici prende 25 pastiglie di P. al giorno e la situazione è diventata critica, avendo quasi tutti i giorni una febbricola di 37/1..37/2.... Io forse le domanderò quello che milioni di mamme le chiedono(Può aiutarmi?), non posso riuscire a pensare che un domani mia figlia mi possa mancare. Questa è una preghiera che le rivolgo io, ma con me mio marito (è la nostra unica figlia) che adoriamo. So che lei è una persona più che umana e che ha aiutato persone anche sacrificando il suo meritato riposo, ma non so più cosa fare, non so più a chi rivolgermi, lei peggiora giorno per giorno, ed io ormai, ogni volta che la notte o il giorno la sento tossire, mi sento salire il sangue al cervello. Io ho bisogno di lei, mi aiuti , la prego."

P.B.P.



§ 29.

Ravenna, 23 dicembre 1997

"...la prego, la scongiuro, non cestini questa lettera, perché ormai lei è rimasta la mia ultima speranza, l'unica a cui posso attaccarmi. Sono la mamma di un bambino di 13 anni di nome Ettore, affetto da tre anni da un tumore che lo sta uccidendo lentamente, tra dolori e sofferenze. Siamo stati da diversi specialisti, tra interventi e chemio, ma non abbiamo visto nessun risultato. Ora siamo disperati, siamo disperati, non sappiamo più cosa fare, il bambino è peggiorato e ora c'è rimasta solo la morfina che, piano piano, lo spegnerà per sempre. Il dolore e la sofferenza che sta attanagliando il mio cuore e quello di suo padre non è niente in confronto al dolore e alla sofferenza che sta passando mio figlio, questo figlio mio adorato. Lo so che lei riceverà moltissime lettere come la mia, ma io la prego in ginocchio, la supplico, non può rimanere indifferente di fronte alle sofferenze di un bambino che non chiede altro che avere un po' di sollievo in questa vita, che gli ha tolto tutto, anche la voglia di vivere. Io so che mio figlio può avere una speranza presso di lei e il pensiero che questa possibilità gli venga tolta mi fa impazzire, metto la vita di mio figlio nelle sue mani, la prego."

E.P.

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